Attentato a Barcellona: l’imam Abdelbaki Es Satty aveva come obiettivo la Sagrada Familia

di Redazione
In Mondo
23 agosto 2017
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Emergono nuovi dettagli e si allarga la rete delle complicità in relazione all'attentato terroristico che la scorsa settimana ha colpito Barcellona: secondo alcune confessioni, anche la Sagrada Familia era nel mirino degli jihadisti.

 

CONTINUANO PERQUISIZIONI E INTERROGATORI – Ad alcuni giorni di distanza dall’attentato avvenuto sulle Ramblas di Barcellona e la cui eco, assieme all’ondata di cordoglio, non si è ancora spenta, emergono nuovi dettagli a proposito della cellula “di stanza” nella città catalana e anche particolari agghiaccianti su quelli che sarebbero dovuti essere i prossimi obiettivi.

Le ricerche degli inquirenti, impegnati nelle ultime ore ancora in perquisizioni e interrogatori, ruotano attorno alla controversa figura dell’imam Abdelbaki Es Satty: stando infatti a quanto raccontato da Mohamed Houli Chemlal, Driss Oukabir, Salah El Karib e Mohamed Aallaa, quattro degli uomini arrestati dalla polizia spagnola e sentiti anche dalla Audiencia Nacional, tutte le bombole a gas nascoste nel loro covo sarebbero servite per realizzare un attentato di vaste proporzioni davanti alla Sagrada Familia, uno dei simboli di Barcellona.

 

L’OBIETTIVO ERA LA SAGRADA FAMILIA – Nonostante le versioni dei quattro arrestati siano discordanti su alcuni punti, tutti i resoconti concordano sul fatto che nel mirino del gruppo terroristico c’erano delle chiese e che, nel possibile attacco alla Sagrada Familia, a immolarsi sarebbe stato proprio l’imam Es Satty, l’uomo di 40 anni ritenuto responsabile della radicalizzazione dei quattro giovani e che sarebbe morto accidentalmente nel suo covo di Alcanar la notte prima dell’attentato, forse a causa di un incidente legato alla presenza di alcune bombole di gas; proprio Mohamed Houli Chemlal sarebbe stato uno dei pochi a salvarsi dall’esplosione avvenuta nella casa del piccolo centro catalano e che costituiva la base operativa del gruppo jihadista. Grazie anche alle dichiarazioni dei quattro uomini in stato di fermo è stato possibile far scattare, nella serata di ieri, un nuovo blitz della Guardia Civil in un phone center usato più volte dalla banda come centro logistico e perquisito già nei giorni scorsi.

 

 

 

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