Brexit: la Gran Bretagna è fuori dall’Unione, le borse di tutto il mondo crollano

di Redazione
In Economia
24 giugno 2016
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Fuori da ogni previsione, da ogni presunto calcolo statistico, la Gran Bretagna ha deciso: il paese è fuori dall'Unione europea.

 

I risultati definitivi, comunicati stamane dalla Bbc, dimostrano che più della metà dei votanti, per esattezza il 51,90% dei 33,5 milioni di cittadini che si sono recati alle urne, ha scelto per il leave: una cifra record, se si pensa anche al duro colpo che i partiti favorevoli all’uscita, come l’Ukip, avevano subito dopo l’assassinio di Jo Cox, deputata laburista a favore del remain, evento che aveva scosso l’opinione pubblica e rallentato la corsa degli indipendentisti.

Per alcuni è una sconfitta, per molti una vittoria, una possibilità di rinascita: tra questi la voce più influente è quella di Nigel Farage, capo e portavoce del già citato Ukip, partito euroscettico che sin dagli anni Novanta ha promosso l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione, che ha etichettato questo risultato come “Indipendece Day” dell’Inghilterra.

 

Posizione totalmente diversa è quella presa dal primo ministro David Cameron che, contrariamente a quanto si pensasse, ha deciso di non dimettersi e di guidare il paese, almeno in questa prima e tormentata fase, aprendo però alla formazione di un nuovo governo in autunno. Inevitabili anche le ripercussioni sulla politica internazionale, con i partiti indipendentisti di tutta Europa pronti a seguire l’esempio inglese: mentre Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo, cerca di scongiurare l’effetto domino, e chiede un nuovo incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel, in Olanda Geert Wilders, bandiera degli euroscettici olandesi, festeggia al risultato del Brexit, additandolo su Twitter come esempio da seguire.

Se quello che accadrà in ambito politico nei mesi a seguire è ancora incerto, le ripercussioni nel mondo finanziario sono già realtà: il cambio Dollaro – Sterlina è ai minimi dal 1985, con la valuta inglese che ha perso oltre il 5% sulla corrispettiva americana. Prevedibile era il tracollo delle principali piazze europee, con un ribasso in media del 10%, ma a destare clamore sono state le reazioni avute oltreoceano, con Tokyo che ha perso quasi l’8 %, il ribasso più alto in Giappone dall’incidente nucleare di Fukushima, paese pronto all’applicazione del “circuit breaker”, sistema nato per scongiurare ribassi troppo elevati.

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