Nuova tegola per Trump: il Garante dell’OGE boccia il suo piano per evitare un conflitto di interessi

di Redazione
In Mondo
12 gennaio 2017
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Nuova tegola per Donald Trump: l'Autorità garante che vigila sui conflitti di interesse ha bocciato la scelta del neo-presidente di cedere il comando della sua azienda ai figli.

 

LA BOCCIATURA DELL’OGE – L’insediamento ufficiale non è ancora avvenuto, ma per il neo-presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump, si prospettano nuove beghe: oltre al tema del rapporto con la Russia e dell’indagine federale sui presunti tentativi di hacking perpetrati dal Cremlino, il tycoon di New York deve fare fronte anche alla spinosa questione del conflitto di interessi. E, nelle ultime ore, la bocciatura del piano enunciato da Trump a proposito della futura gestione dell’azienda di famiglia nel corso del suo mandato ha sollevato nuovi interrogativi.

L’OGE (Office of Government Ethics), l’Autorità garante bipartisan che vigila sulla condotta dei membri dell’esecutivo statunitense e anche sull’esistenza di conflitti di interesse, ha giudicato “inadeguata” la scelta del neo-presidente di affidare la gestione del proprio impero finanziario ai figli Donald Jr. ed Eric.

 

IL CONFLITTO DI INTERESSE – Le parole di Walter Shaub, numero uno dell’OGE, gettano dunque un’ombra sulla futura presidenza e, di fatto, sconfessano quanto detto alcune settimane fa da Trump:

“Potrei continuare a gestire la mia azienda anche da presidente, ma non lo farò e cederò il comando ai miei figli in tutta tranquillità” aveva affermato Trump.

“Il piano non soddisfa i criteri etici che ci siamo posti e nemmeno gli standard che, invece, erano stati garantiti dai suoi predecessori alla Casa Bianca” ha spiegato Shaub nel corso di una conferenza stampa presso la Brookings Institution di Washington. Quest’ultimo parere, tuttavia, sembra ribaltare quanto precedentemente espresso dallo stesso esponente dell’OGE due mesi fa, quando aveva dato invece un giudizio sostanzialmente positivo sulla soluzione prospettata dal neo-presidente e dando così vita a una sorta di “blind trust”, nel quale il magnate avrebbe collocato il suo patrimonio in titoli pubblici e la cui gestione sarebbe stata affidata a un amministratore terzo e privo di legami familiari e professionali con Trump.

Anche per questo motivo, il parere dell’OGE rischia di far pesare sulla nuova amministrazione il fardello di vari conflitti di interesse, specialmente con diversi istituti di credito internazionali che, in passato, hanno erogato dei fidi alla sua azienda ma che, al contempo, hanno ancora dei contenziosi aperti con il Dipartimento di Stato.

 

 

 

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