Tragedia di Acilia: l’utilizzo di bombole del gas illegali dietro il crollo della palazzina

di Redazione
In Cronaca
30 dicembre 2016
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Potrebbe esserci un incidente doloso alla base del crollo della palazzina ad Acilia (Roma) che ha portato alla morte di una donna e di sua figlia.

 

Dopo l’estrazione dalle macerie dei cadaveri delle due vittime, ora si comincia a indagare sugli eventuali responsabili dello spaventoso crollo della palazzina di Acilia (frazione di Roma Capitale), causato da un’improvvisa fuga di gas. Una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti sarebbe quella di pluri-omicidio colposo ai danni di tre inquilini cingalesi che abitavano nello stesso stabile. I tre uomini, tutti originari dello Sri Lanka, potrebbero essere presto sentiti dalle forze dell’ordine prima di essere iscritti nel registro degli indagati per la morte di Debora Catinari e di sua figlia.

Bombole non a norma
Stando a quanto si apprende, nell’appartamento dei tre cingalesi ci sarebbero state delle bombole del gas non a norma, di solito tenute sul balcone e che, già in passato, avevano creato litigi e tensioni tra gli occupanti della palazzina. Il sospetto è che i fusti non fossero a norma di legge e quindi utilizzati illegalmente: la querelle, in realtà, risalirebbe ad alcuni mesi fa e sta facendo venire a galla una storia di bollette non pagate e lamentele da parte dei proprietari dell’appartamento per una serie di mensilità d’affitto non corrisposte dai tre inquilini. Inoltre, secondo il quotidiano “Il Messaggero”, proprio alcune ore prima dell’esplosione ci sarebbe stata un’ultima, violenta lite con il proprietario che minacciava i cittadini dello Sri Lanka di mettere in atto uno sfratto esecutivo.

 

Il “fascicolo” della Procura
Ad aggravare la posizione dei possibili responsabili c’è anche la testimonianza di una donna che aveva notato, nei giorni scorsi, l’introduzione nell’appartamento di una bombola da cucina, probabilmente utilizzata a seguito della sospensione dell’erogazione del servizio. Nell’attesa di ulteriori verifiche da parte di alcuni tecnici, l’impianto del disastro è stato sequestrato dagli uomini dell’Arma dei Carabinieri e sarebbe stato rinvenuto ancora pieno di gpl: inoltre, nel “fascicolo” aperto dalla Procura di Roma si parlerebbe non di una sola, ma di ben due esplosioni, di cui la prima sarebbe avvenuta nell’appartamento dei cingalesi, facendo quindi da “detonatore” per il crollo dell’intero stabile.

 

 

 

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