Mondo

Attacchi in medio oriente: USA pronti a reagire

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che il Paese americano è pronto per reagire agli attacchi subiti dall’Arabia Saudita, dopo l’episodio che ha coinvolto la raffineria Aramco, il cui impianto gestisce la lavorazione più grande al mondo di petrolio. L’attacco avvenuto nel corso dell’ultimo fine settimana è stato rivendicato dai ribelli houthi (Yemen), secondo le fonti accreditate sostenuti dalla stessa Iran, che fornirebbe loro le armi per combattere contro l’esercito di Riad nello stato dello Yemen.

Donald Trump smentisce il portavoce Pompeo

In un tweet, il Presidente Donald Trump ha derubricato a fake news la sua volontà di incontrare il collega iraniano Hassan Rohani senza porre alcuna condizione, smentendo di fatto il proprio portavoce Mike Pompeo che nei giorni scorsi aveva invece dichiarato l’esatto contrario. Nel frattempo, l’Unione europea mette in guardia le parti coinvolte sulla possibile escalation a seguito dell’attacco condotto dai ribelli houthi contro il più importante impianto petrolifero dell’Arabia Saudita. Sia Federica Mogherini (rappresentante Ue per la politica estera) sia il numero uno dell’Onu Antonio Guterres hanno invitato alla moderazione e a perseguire una politica volta a evitare qualsiasi escalation, che avrebbe conseguenze pesanti nell’immediato futuro.

Ripercussioni sul costo del greggio

Secondo gli operatori del mercato, il prezzo del petrolio potrebbe salire fino a 100 dollari, qualora l’Arabia Saudita non riesca a ripristinare le proprie forniture nel più breve tempo possibile. A tal riguardo, Riad ha annunciato che un terzo della produzione sarà ripristinato entro la serata di oggi (lunedì), compensando poi il necessario taglio della produzione petrolifera con le riserve strategiche in suo possesso che ammontano a quasi 200 milioni di barili. Al momento Riad produce 5,7 milioni di barili in meno al giorno.