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Gli Usa confermano la morte del Mullah Omar, forse già avvenuta nel 2013

La notizia della morte del Mullah Omar, leader dei talebani in Afghanistan, è rimbalzata negli ultimi giorni su tutti i media come possibile svolta per la lotta al terrorismo nei paesi arabi, e in particolare a Kabul dove l’instabilità politica dura ormai dal 2001. La notizia non aveva ancora ricevuto conferme ufficiali, ma ora sia dall’intelligence interna in Afghanistan che da quella degli Stati Uniti cominciano a trapelare le prime verità. Soprattutto, la notizia che anche gli 007 americani avrebbero confermato, riguarderebbe il fatto che il Mullah Omar sarebbe in realtà morto da tempo. Per la precisione in Pakistan nel 2013, con tutto quello che ne sarebbe conseguito in termini di trattative di pace.

Per questo si sarebbe arrivati ad aver già fissato ad Islamabad, per il prossimo venerdì, un primo incontro tra le autorità ufficiali del governo afghano e quelle talebane, per cercare di arrivare ad un’intesa che riporti lentamente il paese dalla normalità, dopo la guerra che da quasi quindici anni lo dilania in seguito agli attentati dell’11 settembre in America. Che la morte del Mullah Omar abbia favorito questi negoziati, è in realtà un’eventualità che gli esponenti talebani respingono, ricordando come da tempo il loro leader vedesse di buon occhio i negoziati con il governo locale, per porre fine alla lunghissima occupazione straniera, da parte delle forze militari internazionali, del suolo afghano.

D’altronde le speculazioni sulla salute del leader talebano si rincorrevano da molti anni, considerando che dopo il 2001 non c’erano più state sue apparizioni pubbliche. Secondo le informazioni che stanno trapelando, la morte del Mullah Omar sarebbe avvenuta a causa di una malattia (c’è chi ipotizza una tubercolosi), un’eventualità che è stata confermata anche dai canali ufficiali del Governo dal presidente dell’Aghanistan Ashraf Ghani, che ha affermato come questa eventualità apra ora la strada ad un’efficacia immediata per gli imminenti colloqui di pace, che dovranno portare di nuovo, nelle intenzioni del Governo, la nazione afghana a riacquistare una propria stabilità ed indipendenza, che convinca così gli osservatori internazionali dell’opportunità di interrompere le missioni militari di pace.

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